Monte Patino

Il Monte Patino

Con i suoi 1883 metri di quota il monte Patino, si innalza lungo la catena centrale dell’Appennino Umbro-Marchigiano, a cavallo tra la piana di Norcia, la Valle Castoriana e gli altopiani di Castelluccio. È una sorta di piramide , un elemento inconfondibile nello skiline della conca nursina e ne costituisce il genius loci per i tratti distintivi naturalistici e culturali.

Patino è un monte dalle forti pendenze, movimentato da pareti rocciose, canaloni, ghiaioni; il pascolo è magro e aperto, l’aspetto brullo, ma di una bellezza selvaggia ed imponente. È ricompreso nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Su Monte Patino è stata istituita una oasi di protezione faunistica che comprende circa 2400 ettari di montagna: è presente una cospicua popolazione di coturnici, lepri, dello sparviero e del gheppio, e in special modo dell’aquila reale che abita la Valle di Patino da tempo immemorabile.

La vetta

I principali accessi per raggiungere a piedi la vetta di Monte Patino mediante alcuni percorsi escursionistici sono: il valico di Forca di Ancarano, Castelluccio, e il valico di Forca di Gualdo. Dalla vetta di Monte Patino si gode uno splendido panorama sul Piano di Santa Scolastica e Norcia, e sulla mole imponente del monte Vettore. Sulla sua vetta furono ritrovati idoletti bronzei e frammenti fittili ricollegabili a culti antichi. Sotto la vetta, lo scoglio di monte Patino nasconde una grotta lambita dal sentiero diretto a Castelluccio.

La croce sul Monte Patino

All’indomani del terremoto del 19 settembre 1979 che colpì Norcia e la Valnerina, venne innalzata una croce sul Monte Patino che tuttora è visibile e domina la valle. Dalle testimonianze orali raccolte è emerso che il vescovo di Norcia, Ottorino Pietro Alberti, fece quel voto, perché la violenza del sisma, nonostante cinque vittime e molti danni, aveva risparmiato la gran parte della popolazione. Esecutore del progetto fu don Armando Petrelli. La croce di ferro, alta 9 metri, venne portata smontata a dorso di mulo fin sulla vetta da Antonio Ferracin.

Alla fine degli anni ’90 del Novecento, il forte vento aveva piegato la croce: l’intervento di alcuni nursini (Angelo Petrangeli, Crisostomo Giudici, Moretti…) fu provvidenziale perché riuscirono a raddrizzarla e a metterla in sicurezza con corde di acciaio.
Anche il pontefice Giovanni Paolo II apprezzo molto questa installazione e il suo profondo significato.

La rocca Palatina

Alle falde del Monte Patino la tradizione colloca la mitica rocca Palatina i cui resti erano visibili ancora nella metà del XVII secolo. Si racconta che il re nursino Ploto fece costruire ‘una superba rocca a ridosso del monte Patino detta Rocca Palatina o dal re o dal monte’. In seguito, Gaio Sabo, fece costruire accanto alla rocca una ‘maestosissima torre ed ai quattro angoli, a simbolo di duratura alleanza con il re sabino Latino, fece incidere sulla pietra tre rose con le chiome, donde poi quella rocca fu nominata Florida, Rosea ed anche Capillata’.

Illuminare la croce sul Monte Patino

La Comunanza Agraria di Ancarano si sta adoperando per far sì che la croce presente sul Monte Patino venga illuminata. L’idea di illuminare la vetta del Monte Patino affonda le sue radici indietro nel tempo e si riallaccia alla figura di San Benedetto, patrono principale d’Europa.

Nel 1931, Cesare Lalli, promotore delle iniziative in onore di San Benedetto, lanciò l’idea di erigere un faro luminoso sul Monte Patino «a perenne ricordo del nostro Santo, come egli stesso lassù vegliasse a richiamarci alla fede, al lavoro e all’amore della fratellanza umana, per nuovi e più alti destini».