A 1008 metri sul livello del mare, nel passo di Forca di Ancarano, sono stati rinvenuti resti di un santuario databile tra il  VI secolo a.C. e la metà del I secolo a.C.. Si tratta di un santuario d’altura di tipo italico, della tipologia diffusa in Umbria e nella Sabina, caratterizzato dalla vicinanza di un recinto fortificato, di un corso d’acqua e di tombe emergenti.

Il santuario inizia ad essere utilizzato nel VI sec. a.C. L’area veniva frequentata come luogo di incontro per i commerci, feste e avvenimenti comunitari, lungo la principale via di comunicazione tra le due vallate di Santa Scolastica e della Valcastoriana, nel crocevia che collegava da un lato Camerino e dall’altro Ascoli Piceno. L’ubicazione lungo vie di comunicazione e traffici commerciali di rilevante importanza per la regione ne ha favorito l’utilizzo per lunghi secoli. Dopo che la Sabina viene conquistata dai romani nel 290 a.C., questo luogo viene frequentato ancora almeno fino al I sec. a.C. quando ancora vengono offerti alla divinità monete e oggetti in terracotta. Dopo questo periodo il santuario viene abbandonato. Ultima testimonianza di frequentazione del luogo è la base di una piccola struttura templare datata al II sec. d.C. circa. La de-funzionalizzazione del luogo di culto è attestata dall’abbandono definitivo di alcuni edifici abitativi sul terrazzamento sovrastante attestati negli scavi dell’Ottocento di Mariano Guardabassi.

Il santuario è costruito con un sistema di terrazzamenti. Un recinto fortificato, costituito da mura a secco, delimitava una grande area aperta. Sul lato nord-est, all’esterno di tale recinto, vi era l’area sacra, in cui sorgeva il sacello templare (edificato alla fine del IV sec. a. C.) e in cui sono state rinvenute diverse fosse votive. Nella medesima area gli scavi ottocenteschi hanno messo in luce anche una piccola necropoli, formata da cinque tombe. Il luogo di culto era protetto a nord-est e a sud da un corso d’acqua; nelle vicinanze era presente una sorgente.

I primi scavi risalgono alla fine dell’Ottocento (precisamente 1878 e 1880) e furono effettuati da Mariano Guardabassi. Si identificarono un santuario ed una piccola necropoli. Gli scavi successivi furono condotti da Manconi e De Angelis nel 1987 e ancora nel 1979 da Schippa. Negli scavi del 1994 e in quelli clandestini del XX secolo si scoprirono altri strati che chiarirono la funzione del santuario di tipo italico.  Nel 2011 fu effettuato un nuovo scavo ad opera della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria in una parte dell’area a est, oltre il tempio. In questo scavo si rinvenne una serie di piccole fosse votive con frammenti di ceramica e ossa di piccoli animali. Si tratta nello specifico di dodici fossette circolari (20/40 cm di diametro) erano scavate in un terreno argilloso, rivestite con terra pressata e delimitate da pietre di varie dimensioni. In alcune fosse sono stati rinvenuti oltre ai frammenti ceramici anche piccole parti di metallo. Le fosse votive erano probabilmente state utilizzate per onorare gli dei attraverso sacrifici e doni. I materiali ceramici rinvenuti erano tipici dell’Italia centrale di epoca ellenistica (tra il IV e il III sec. a.C.).[1]

Gli scavi che sono stati effettuati nel corso del tempo dalla fine dell’Ottocento al 2011 hanno portato alla luce diversi materiali.   La maggior parte sono considerati doni votivi: statuette in bronzo (in lamina intagliata o in bronzo fuso, di tipo umbro-sabellico o di tipo etrusco, raffiguranti anche il Marte italico o divinità femminili con melograno); piccoli scudi in bronzo; accette in ferro; utensili in ferro; fibule di bronzo; ornamenti femminili; abbondanti reperti ceramici d’impasto e in vernice nera di produzione etrusca e laziale; aes rudes, pre-monete di diverse forme di interpretazione incerta; monete di età repubblicana; oggetti in terracotta; due pocula con iscrizioni dipinte di tipo arcaico dedicate a divinità romane in questo caso in particolare a Vulcano e Mercurio (divinità legate a varie attività tra cui quelle artigianali, commerciali e politiche).

Questi materiali sono esposti nel Museo archeologico nazionale dell’Umbria.

Per saperne di più: https://bollettinodiarcheologiaonline.beniculturali.it/wp-content/uploads/2018/12/2011_2_3_MANCONI_CARDINALI.pdf