Sorgeva sopra l’attuale abitato di Pielarocca, ancora oggi i suoi abitanti lo ricordano come Monastero di San Pietro. Non si conosce in quale periodo sia sorto l’antico grande complesso fortificato, forse intorno all’anno mille; la carenza di documentazione non consente di affermare con certezza la presenza di un preesistente castello, come è probabile per la favorevole posizione strategica del sito, la presenza di avanzi di fabbriche non propriamente religiose, lo stesso toponimo “Piè la Rocca” del borgo allocato a valle e la memoria di una torre da parte degli abitanti del luogo.

Al suo interno era allocato il priorato benedettino di San Pietro e la chiesa romanica di Santa Maria de Antiqua o Vetere, dipendeva dalla vicina abbazia di Sant’Eutizio.

Mancano documentazioni fino al finire del secolo XIII, quando lo si trova menzionato nelle carte d’archivio come “S. Pietro de Monte Ancarano“, “S. Pietro de Rocca Ancarano“, “S. Pietro de Valle Ceresia“, “S. Pietro de Monte Ceraso“.


Nel secolo XIV il monastero dipendeva dal Capitolo della Basilica Vaticana di Roma al quale, infatti, era corrisposto un censo annuale. Nel secolo XV divenne beneficio commendatario, molto ambito dagli ecclesiastici locali e, da una bolla risalente al 1414 si apprende che nel monastero vivevano nove monaci sotto la guida del Priore Frate Teodino.

Nel 1438, dopo che Francesco Sforza si era impadronito della Valle Castoriana il recupero di quella parte del dominio comunale fu vistosamente annunciato da una fumata in partenza dalla torre di San Pietro.
Papa Nicolò V, nel 1449, unì l’insediamento monastico al Monastero di San Benedetto in Norcia: nel 1590 il luogo fu definitivamente abbandonato, anche se la chiesa di Santa Maria Vetere, pur in decadenza e non più officiata, era ancora in piedi nel 1713, al momento della visita pastorale dell’arcivescovo di Spoleto, Carlo Giacinto Lascaris, che la descrive, già titolata a San Pietro, con un altare a lui dedicato e ornato da una sua statua lignea, con ai lati affrescate le figure di San Paolo e Sant’Andrea.

L’altare minore era dedicato alla Madonna. In tale periodo la chiesa dipendeva dall’Abbazia di Sant’Eutizio ed il beneficio era ancora goduto dal vicario dell’Abate, Don Nicola Accica.

Del luogo rimangono oggi una possente muraglia che scende da monte a valle in linea dritta costruita con grosse pietre irregolari; vi si trova una larga apertura, ove presumibilmente si trovava ingresso fortificato, forse una porta ad arco che dava accesso all’interno.

È ben visibile ancor oggi l’antica fonte, mentre sono difficilmente riconoscibili gli altri ambienti.
Appena fuori dalla cinta muraria si trova la piccola chiesa della Madonna di San Pietro.
Il piccolo edificio, crollato a seguito del terremoto del 2016, conteneva al suo interno un’immagine cinquecentesca raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano.

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