CHIESA DI
SANT'ANTONIO

La storia

La chiesa si trova nella parte più alta di Capo del Colle, una piccola frazione immediatamente sottostante i ruderi di Castelfranco, proprio lungo la strada che sale al castello. Addossata alla roccia, si colloca l’anticio che collegava Norcia a Visso.
Una bolla del 1346 (cfr. Bollettino Dioc. 1962, IV, pergam. S. Benedetto n. 9) attesta che la chiesa già esisteva nel XIV secolo, ma nel tempo ha subito diversi rifacimenti, probabilmente dovuti anche a crolli causati dagli eventi sismici cui la zona è soggetta. Le fonti storiche non restituiscono molte informazioni sulle trasformazioni della fabbrica, ma la materia stessa dell’edificio conserva tracce che permettono di comprendere la sua evoluzione e la sua fruizione nel corso dei secoli. Sul prospetto principale una trasanna recentemente restaurata protegge degli affreschi che decorano l’ingresso; sono svaniti nella parte inferiore ma ancora ben conservati in quella superiore, e costituiscono un importante elemento datante: rappresentano infatti un Cristo benedicente tra due angeli, e la fisionomia con cui è rappresentato è molto simile alle opere di Paolo da Visso e specialmente ai dipinti di Castel S. Angelo realizzati negli anni 1474-76. Al di sotto di essi sono inoltre conservate tracce di pitture più antiche. 

L’ingresso, decentrato rispetto alla facciata e posto sulla destra della stessa, presenta un portale archiacuto con una croce tra due motivi geometrici nella serraglia, uno stile tipico del XIV secolo e per questo con ogni probabilità originario; fino a poco tempo fa era completato da due protomi leonine, una delle quali oggi ricoverata nella sagrestia. Un secondo portale che si trovava sul lato sinistro è stato recentemente tamponato, ma è ancora leggibile osservando la sezione muraria in controfacciata. Una finestra bassa quadrata accanto al portale e un piccolo rosone completano il prospetto. L’asimmetria generale di quest’ultimo e una lesione da distaccamento che mette in luce una discontinuità muraria sulla destra del piccolo rosone, suggeriscono un ampliamento della fabbrica, forse cinquecentesco. L’interno della chiesa si articola infatti in un ambiente unico sorretto da due arconi su pilastri cinquecenteschi. In controfacciata è conservato un affresco raffigurante Sant’Antonio Abate, datato 1514; alla stessa data si riconducono altri affreschi presenti sui prospetti laterali. Sul fondo dell’aula l’altare maggiore ligneo, di fattura seicentesca, divide il presbiterio dalla sagrestia (cui si accede da due porte laterali) mediante due grate lignee.

La visita pastorale del Vescovo di Spoleto Carlo Giacinto Lascaris, del 1712, descrive tre altari, probabilmente seicenteschi, dedicati a Sant’Antonio, a S. Carlo Borromeo e alla Natività di Nostro Signor Gesù Cristo, tutti completati delle relative tele dipinte, che ancora si trovano nella fabbrica. Nell’ambiente contiguo alla chiesa, sul versante sud, un tempo forse destinato a Monte Frumentario e fino a poco tempo fa collegato alla chiesa con una porta, si trova traccia di altri affreschi quattrocenteschi e l’imposta di una volta a crociera. È lecito supporre che questa stanza fosse dunque coeva alla realizzazione della chiesa o immediatamente successiva, e che fosse più ampia di quella attualmente in opera, poiché si ritrova traccia della prosecuzione della volta al di fuori dell’attuale perimetro della stanza sul prospetto sud della chiesa. Sul retro del corpo di fabbrica si trova un campanile a vela
ad un solo fornice con un’unica campana. La copertura del complesso, a due falde, è stata recentemente ristrutturata.

Appare evidente che l’edificio è il risultato di diverse fasi che nel tempo hanno interessato e caratterizzato il palinsesto murario della fabbrica (purtroppo leggibile solo in alcuni punti a causa dell’intonaco presente su tutti i prospetti interni e su 2 di quelli esterni), gli svariati affreschi che ospita e gli arredi conservati al suo interno. Questo è tipico negli edifici di culto medievali che hanno avuto una costante frequentazione nel corso dei secoli.
Gli interventi proposti, prima per la messa in sicurezza, poi per il progetto di consolidamento e restauro dell’edificio, terranno in particolare conto la tutela e la valorizzazione di tutte le tracce storiche presenti.

La messa in sicurezza